Juliette ou la clé des songes, Zürich, febbraio 2015

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12/03/2015

Zurigo, 22. 2. 2015

Bohuslav Martinů

Juliette ou la Clé des songes

L’Opera di Zurigo mette in scena un nuovo, bellissimo allestimento di Juliette ou la Clé des songes, tra i capolavori del compositore ceco (ma di lunga stanza a Parigi) Bohuslav Martinů. Scritta nella capitale francese nel 1936 e rappresentata per la prima volta a Praga nel 1938 (tre giorni dopo l’Anschluss hitleriana…) col titolo Snář, l’opera di Martinů ha conosciuto scarsa fortuna fino agli anni Settanta del Novecento. Negli ultimi trent’anni è stata ripresa più volte, soprattutto in Inghilterra e ovviamente in Cecoslovacchia (nel 1991 anche a Salisburgo con l’indimenticabile Lucia Popp nel ruolo del titolo). Ispirata alla pièce surrealista dello scrittore francese Georges Neveux (del 1927), Juliette fu tradotta in ceco dallo stesso compositore, che disperava di vederla sulla scena parigina, ed in questa versione essa è stata più spesso riproposta al pubblico. Una quindicina d’anni fa il musicologo Harry Halbreich ha però portato alla luce una versione in francese di Juliette approntata (anche se non ultimata) dallo stesso Martinů negli ultimi mesi di vita. E’ questa versione francese, tornata in auge negli ultimi anni, che viene rappresentata oggi a Zurigo. La pièce di Neveux mette in scena l’incontro tra Michel Lepic, un libraio ambulante di Parigi che torna in un paesino del sud della Francia per ricercare una giovane (Juliette), intravista per caso tre anni prima. La prima cosa che fa è chiedere a un bambino arabo dove si trova l’Hotel du Navigateur. Nel paese in questione, però, tutti gli abitanti hanno perso la memoria, acquistano i propri ricordi da un Mercante di Memorie e negano ogni realtà alle impressioni di Michel, che crede di ritrovare i luoghi già visitati tre anni prima. Il giovane riesce a ritrovare Juliette e a darle un appuntamento in una foresta (II atto), ma l’idillio si volge improvvisamente in tragedia quando la fanciulla, che crede di aver vissuto un lungo passato con Michel, si scontra con la verità del giovane: i due non si sono mai conosciuti prima di allora. Juliette fugge sconvolta e sparisce. Nel terzo atto siamo nell’Ufficio dei Sogni, dove ciascuno degli abitanti del paese viene a un giorno fissato della settimana per sognare. Nel paese ormai svuotato di abitanti, Michel cerca disperatamente Juliette ma l’impiegato dell’Ufficio lo avverte : se resterà oltre l’orario di chiusura rischierà di rimanere prigioniero del mondo dei sogni. Risuona improvvisamente la voce di Juliette e l’Ufficio dei Sogni si trasforma nella scena del primo atto. Michel chiede dove si trova l’Hotel du Navigateur e l’opera si conclude com’era cominciata. Martinů infonde con una musica meravigliosa spessore psicologico e autentica poesia alla pièce acuta ma piuttosto alambiccata di Neveux, attingendo momenti altissimi particolarmente nell’incontro del secondo atto, risposta leggera e ironica agli incontri notturni di Tristano e Isotta e soprattutto di Pelléas e Mélisande (la cui influenza musicale si avverte spesso nella partitura del compositore ceco, allievo a Parigi di Albert Roussel). A Zurigo l’opera rivive nel bellissimo allestimento di Andreas Homoki che traduce perfettamente il confronto realtà/sogno attraverso una scena girevole rappresentante l’Ufficio dei Sogni da un lato e la casa di Juliette dall’altro (scene di Christian Schmidt e luci, finissimamente calibrate in mille sfumature, di Frank Evin). Sul podio Fabio Luisi dirige autorevolmente la difficile partitura, interpretando in modo parimenti convincente il lato lirico-effusivo (la stupenda scena d’amore del secondo atto) e quello parodico-grottesco, quasi da operetta. Il risultato eccellente di questa Juliette è merito di tutta la compagnia di canto (troppo lungo sarebbe enumerarla al completo, basti qui ricordare le bravissime-sia sul piano scenico sia su quello vocale- Lin Shi, Dara Savinova e Irène Friedli), oltreché del coro. Una menzione speciale merita il Michel del tenore Joseph Kaiser, straordinario attore e ottimo cantante, in iscena praticamente dall’inizio alla fine dell’opera. Di bellissima presenza scenica e di voce squsita la Juliette di Annette Dasch (che fu Elsa nel «Lohengrin » scaligero del 2012). Meritato successo per tutti gli interpreti di questa Juliette (in particolare per Kaiser): un’opera di altissima qualità musicale che sarebbe dovere prima o poi rappresentare anche in Italia dove, se non erro, essa non è mai approdata.

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